Come e perché ridurre l’impatto ambientale nell’economia digitale: i datacenter 

Spesso non viene naturale pensarlo, ma dietro ad ogni mail che mandiamo ci sono loro, la spina dorsale dell’economia digitale: i data center.

Chiamati anche CED, Centro di elaborazione dati, sono davvero il cuore pulsante di ogni azienda e come tale, hanno un ruolo fondamentale. Solo per riportarvi qualche dato, attualmente consumano circa il 2% dell’energia del settore a livello globale e le stime prevedono che nel 2025 raggiungeranno il 4,5% dei consumi mondiali (articolo della Global Energy Interconnection).
Di questo 2%, la voce che pesa maggiormente, anche a livello oneroso per le aziende, è sicuramente quella legata al raffreddamento, che raggiunge il 37% dei consumi. In questa fetta, il 50% corrisponde ai server, apparecchiature di archiviazione e apparecchiature di rete, il 10% al sistema di distribuzione e, infine, il 3% al sistema di illuminazione. Inoltre, dobbiamo pensare anche alle quantità di emissioni di CO2 correlate a questi consumi di energia, che sono davvero elevate (circa il 6% di quelle globali, secondo i dati di uno studio Ericsson, paragonabile a 6 volte la produzione totale di CO2 dell’Italia).

Come possiamo contribuire al miglioramento del PUE (Power Usage Effectivenes)?

A rispondere è l’Agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile che promuove una crescita economica più equa e rispettosa dell’ambiente. All’interno dell’agenda possiamo trovare molteplici goal da cui prendere spunto per migliorare il PUE, cioè l’indicatore di efficienza energetica di un datacenter.
Ma come possiamo realizzare i goal dell’Agenda 2030 ONU? Secondo alcuni studi condotti dal World Economic Forum, il cloud computing, una tipologia di servizi erogati via internet e accessibili da remoto, sembrerebbe la soluzione software principale per la riduzione dei gas serra, poiché, in circa 10 anni, ci porterebbe a ridurre il 15% delle emissioni globali di CO2.
Mentre, per migliorare l’impatto ambientale dei data center fisici e arrivare ad azzerare l’utilizzo di energia proveniente da fonti fossili è sicuramente necessario utilizzare fonti di energia rinnovabili e quindi optare per impianti di raffreddamento e alimentazione geotermici, fotovoltaici o eolici, sistemi di illuminazione e condizionamento smart, oppure scegliere il legno come materiale primario della struttura.

Il ruolo dell’economia circolare.

Se vogliamo introdurre anche il concetto di economia circolare, possiamo usufruire della funzionalità As a Service. Consiste nella scelta di affidarsi a un fornitore esterno, magari valutando se è in possesso di certificazioni di energia pulita dei suoi kilowatt oppure di server e apparati di rete di nuova concezione con impatto ambientale inferiore rispetto ai modelli precedenti.

Tutti questi cambiamenti, potrebbero essere il primo passo per avvicinarsi alla Certificazione B Corp, ovvero Benefit Corporation. Secondo i dati del 2021, tra i settori di attività delle B-Corp italiane sul podio ci sono aziende settore food, aziende di manifattura e di servizi di consulenza, professionali e tecnici, ma le B Corp possono essere presenti in ogni settore perché ogni azienda può migliorare il proprio profilo di sostenibilità. A maggior ragione, se genera consumi che possono essere ridotti“.

 

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