Internet of Things: l’innovazione parte da qui

Continua a crescere il mercato dell’Internet of Things in Italia, con sempre più aziende in grado di raccogliere grandi quantità di dati dagli oggetti connessi, grazie ai quali integrare la propria offerta con nuovi servizi di valore. Il trend è chiaro: si assiste a un vero e proprio processo di “servitizzazione” dei modelli di business tradizionali, che evolvono sempre più verso logiche di pay-per-use o pay-per-performance e che richiedono un radicale cambio di passo da parte di tutti gli attori della filiera. Al tempo stesso, prosegue l’evoluzione tecnologica: si espandono le reti di comunicazione LPWA (Low Power Wide Area) a cui si affiancano sempre più use case e sperimentazioni abilitate dal 5G, in grado di abilitare nuove opportunità di mercato, sia in contesti consumer sia business o relativi alla Pubblica Amministrazione.

Questo il fulcro del webinar che è stato organizzato il 7 Aprile dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano: sono  un punto di riferimento qualificato sull’Innovazione Digitale in Italia che integra attività di Ricerca, Comunicazione e Aggiornamento continuo, nascono nel 1999 con l’obiettivo di fare cultura in tutti i principali ambiti di Innovazione Digitale.

Il webinar ha toccato diversi punti interessanti, eterogenei dal punto di vista del settore di appartenenza ma accomunati dall’innovazione:

  • L’Internet of Things in Italia e all’estero: dati e servizi al centro dell’innovazione
  • L’Internet of Things in Italia: l’evoluzione degli ambiti applicativi
  • Dalla Smart City all’Industrial IoT: tra lavori in corso e innovazioni pronte al decollo
  • La prospettiva tecnologica: l’evoluzione delle reti e delle piattaforme per l’IoT

Per quanto riguarda l’IoT nelle Utilities, in base ai risultati commentati, questo è il principale ambito di mercato per il 2019, con una crescita rispetto all’anno precedente del +19%.
Le applicazioni principali per le utilities sono:

  • Smart Metering –  l’ambito applicativo dell’Internet of Things che guarda i contatori connessi (detti appunto smart meter), per la misura dei consumi di acqua, gas, elettricità e calore, alla loro corretta fatturazione e telegestione. Questa è l’applicazione principe, si contano circa 3 Milioni di contatori installati nel 2019 (cioè il 58% del parco contatori complessivo).
  • Smart Metering elettrico – contatori di seconda generazione per misurare i consumi di elettricità. Per il 2020 è attesa una grande crescita in questo settore, anche grazie alla normativa che dal 25 ottobre 2020, sancisce che i contatori e i contabilizzatori di calore di nuova installazione dovranno essere gestibili da remoto (Direttiva UE 2018/2002 sull’efficienza energetica (EED) del 18 dicembre 2018, uno degli otto provvedimenti del Clean Energy Package, pubblicata in Gazzetta Europea il 21 dicembre scorso). Infine è attesa anche crescita nel settore dello smart metering per la misurazione dei consumi dell’acqua.

Altri settori dove l’IoT è ormai ben presente sono le smart car, la cui diffusione, nel 2019, è aumentata e comprende circa il 40% del parco auto circolante. Aumentano inoltre le automobili nativamente connesse con SIM e Bluetooth (non soltanto tramite il gps dedicato alle assicurazioni), sicuramente anche grazie al successo dei servizi di car sharing esplosi negli ultimi anni nelle grandi città.

La smart home è un’altra verticale molto interessante, che tocca noi cittadini da vicino: infatti nel 2019 la diffusione degli smart speaker, degli elettrodomestici, strumenti per la regolazione di condizionamento e riscaldamento, articoli per l’illuminazione connessi sono aumentati del 40% rispetto all’anno precedente. Il consumatore sta evolvendo, sia in termini di acquisto sia dal punto di vista della conoscenza: l’internet of things si sta facendo strada nelle conoscenze e negli interessi della popolazione, diffondendosi sempre di più. Massimo Riggio (Chief Marketing Officer, Gruppo Nice), conclude il suo speech citando delle previsioni per il 2030: ognuno di noi, dice, sarà connesso a 15 device di diverso tipo. È per questo motivo che la smart home automation è e diventerà fondamentale per i cittadini, che al momento registrano 4 bisogni fondamentali:

  1. Sicurezza  – sapere cosa accade negli spazi
  2. Controllo – controllare gli spazi con sicurezza del ritorno dei comandi che vengono impartiti
  3. Connettività – con gli oggetti e per creare sinergia tra gli oggetti connessi
  4. Personalizzazione degli spazi in base alle esigenze

Industria 4.0: se ne parla ormai da qualche anno, l’IoT può trasformare un’industria in una smart factory; anch’esso è un mercato in crescita rispetto al 2019 (+40%). Il report presentato evidenzia come le grandi aziende tocchino con mano e siano interessate ai benefici che potrebbe portare l’inserimento dell’IoT in un’ottica di industria 4.0. Per quanto riguarda invece le PMI, soltanto il 40% delle intervistate ha sentito parlare di industria 4.0: comunque le realtà lavorative, piccole o grandi che siano, hanno un livello di conoscenza dell’Internet of Things ancora molto basso (minore del 6,5%). Più del 50% dei progetti IoT a livello industriale intrapresi nel 2019 sono stati avviati in grandi aziende: durante lo scorso anno si nota un rallentamento dell’apertura di nuovi progetti rispetto al 2018, probabilmente dovuto alle tempistiche dei progetti intrapresi nel 2018 (alcuni molto complessi) non conclusi nel 2019. Il rallentamento degli investimenti nelle grande aziende potrebbe inoltre essere dovuto all’orientamento del piano nazionale verso le piccole medie imprese. Per le PMI, i progetti avviati sono pochissimi: infatti l’80% delle PMI non ha mai attivato progetti IoT per industria 4.0.
È interessante anche capire le motivazioni che spingono le aziende ad orientarsi su progetti e soluzioni IoT: i driver, per le grandi aziende, sono i benefici di efficienza ed efficacia e la volontà di sperimentare nuove soluzioni. Per quanto riguarda invece le PMI, oltre ai benefici di efficienza ed efficacia, c’è la convinzione di ottenere un miglioramento della propria immagine aziendale, quindi iniziare ad interessarsi nel concreto all’industria 4.0 può servire alle piccole e medie imprese per posizionarsi come aziende innovative e valorizzare il proprio brand.
Ultimo aspetto legato alle aziende è la valutazione delle performance dei progetti IoT: solo il 5% delle PMI che hanno realizzato progetti ha poi quantificato i benefici. Concludendo, le aziende utilizzano ancora poco i dati raccolti tramite gli strumenti e le soluzioni IoT utilizzate per l’industria 4.0.

Si è parlato di smart city, una verticale che registra una crescita del +50% rispetto allo scorso anno; cresce il numero di progetti avviati, infatti il 42% dei comuni italiani ha avviato almeno un progetto smart city nel 2019. Si nota quindi una crescita sia progettuale che di maturità del mercato ed una maggiore consapevolezza dell’importanza e dei benefici che può portare una smart city. I progetti sono solitamente portati avanti in compartimenti stagni, purtroppo non è semplice mettere in comunicazione diversi dipartimenti all’interno dello stesso comune o mettere insieme tra più comuni al fine di avere un approccio più simile ad una “smart land“, ma sicuramente l’esperienza non potrà che portare in quella direzione. D’altra parte cresce però il livello di innovazione dei progetti, dove si intersecano ed esistono nuove funzionalità in sinergia (ad esempio con l’intelligenza artificiale). I progetti attualmente intrapresi riguardano, per lo più, la sicurezza nella smart city, la raccolta rifiuti intelligente (sia a vantaggio del cittadino che dell’ambiente), un’illuminazione urbana più ecosostenibile; per il futuro sicuramente a questi progetti se ne affiancheranno altri per migliorare, con l’internet of things, la gestione del traffico e la gestione dei parcheggi. L’internet of things tocca altri ambiti, tra cui la smart logistics, l’assest management e la smart agriculture, con una crescita media del +20-25% rispetto al 2019.

Il webinar ha permesso inoltre di esplorare la prospettiva tecnologica legata all’IoT, come le tecnologie di connettività long range, di accesso radio complete, che permettono di collegare il campo  alle piattaforme di IoT che gestiscono i servizi e le applicazioni. Il mondo delle tecnologie di connettività si può dividere, al momento, in:

  • Low power wide area – LPWA (Sigfox e LoRaWAN – posizionata come tecnologia complementare a NB-IoT per reti private che presenta un grande numero di dispositivi certificati nelle varie verticali)
  • 5G
  • Servizi mobile su banda non licenziata
  • Mobile IoT
  • Wlan (wireless lan) 

L’osservatorio ha creato una mappatura che sintetizza il panorama delle tecnologie, delle caratteristiche, delle applicazioni e del valore della connettività legate all’IoT: si intersecano diverse caratteristiche per creare una mappa univoca di tutte le caratteristiche utili per quel progetto. Dalla presentazione di Antonio Capone (Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet of Things,Politecnico di Milano) si evince quanto il mondo delle tecnologie stia evolvendo velocemente e per orientarsi nelle scelta per nuovi progetti occorre considerare una mappatura delle caratteristiche sia delle tecnologie che delle applicazioni.

Infine si è parlato dei nuovi settori dove timidamente l’IoT si sta iniziando ad affermare, lo smart retail e lo smart health, poiché l’IoT è l’elemento centrale della quarta rivoluzione industriale. Gli smart connected products, i prodotti “intelligenti” e connessi, già citati nel 2014 da un articolo di Porter e Heppelmann, hanno assunto sempre maggiore importanza: lo scenario competitivo di un prodotto si è evoluto e dal prodotto “nudo” si è passati ad un prodotto connesso che può scambiare info sul suo stato (IoT tradizionale), per arrivare ad un prodotto che scambia informazioni con un ecosistema di prodotti connessi. Qui il valore nasce dall’interazione dei vari prodotti facenti parte dell’ecosistema. In questo modo si arriva alla gestione di un sistema ancora più complesso e ricco di elementi, dove comunicano sistemi diversi tra loro che danno tante informazioni complementari tra loro sull’ecosistema totale. Il prodotto intelligente e connesso è quindi la chiave per accedere all’ecosistema ed assumere in esso un ruolo di dominanza. La situazione italiana riguardo i prodotti intelligenti è variegata: esistono grandi aziende che sono attive e consapevoli dell’importanza dei prodotti connessi e delle implicazioni profonde del cambiamento competitivo che essi portano, ma anche aziende ad esempio meccaniche che sono rimaste ad un prodotto connesso ma che non sono ancora pronte ad affrontare un sistema di prodotti connessi. Il paradigma degli “smart connected products” dovrebbe quindi essere al centro dei prodotti, perchè permette di modificare le features che cercheranno i clienti e di assecondarli. Al momento sembra che siano poche le aziende italiane che aspirano a diventare leader del settore: chi è già ben posizionato, aveva già investito sull’IoT da tempo. Il passo successivo sarà quello di comprendere l’importanza del sistema nella sua totalità: il paradigma dello smart connected product riscrive quindi i confini della competizione.

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