Diversi pareri sulla correlazione tra particolato ambientale e diffusione di contaminanti ambientali e virus

Nelle scorse settimane il tema della qualità dell’aria è stato molto discusso, nell’articolo trovi diversi punti di vista a riguardo e uno spunto finale sulla smart city.

Questo articolo si riferisce a un altro articolo pubblicato sul blog, che ti consiglio di leggere preventivamente (lo trovi QUI).

Tra domenica e lunedì scorso si è creato un dibattito tra diversi esponenti della comunità scientifica italiana riguardo la correlazione particolato ambientale e diffusione dei contaminanti chimici e virus, tra cui il Covid-19.

Come scrive Repubblica il 22/03, il gruppo di ricercatori Sima, insieme all’università di Bologna e Bari, continuano a sostenere la loro tesi:

“Il nostro studio – replicano – è condotto con metodo scientifico, basandosi su evidenze. La correlazione è presente. Che i virus si diffondano nell’aria trasportati dalle polveri trova riscontro nella letteratura scientifica. Come trova riscontro il fatto che restino attivi per diverse ore. Perciò è importante ribadire che in condizioni di alte concentrazioni di particolato – avvertono – un metro di distanza tra le persone è necessario, ma potrebbe non bastare, sia in ambienti outdoor che indoor”

Mentre IAS (Società Italiana Aerosol) rilascia una nota informativa in cui afferma che:

(…) È possibile che alcune condizioni meteorologiche, tipicamente presenti nel nord Italia in questo periodo, quali la bassa temperatura e l’elevata umidità atmosferica, possano creare un ambiente che favorisce la sopravvivenza del virus. Queste condizioni che, in genere, coincidono con una situazione di stabilità atmosferica intensa, favoriscono la formazione di particolato secondario e l’incremento della concentrazione del PM in prossimità del suolo. La covarianza fra condizioni di scarsa circolazione atmosferica, formazione di aerosol secondario, accumulo di PM in prossimità del suolo e diffusione del virus non deve, tuttavia, essere scambiata per un rapporto di causa-effetto. Nel caso di sistemi complessi come quello con cui abbiamo a che fare, l’interpretazione delle correlazioni semplici (cioè quella tra due serie temporali) non indica necessariamente un rapporto causa-effetto. Allo stesso modo, si deve porre molta cautela, ad esempio, nel confrontare dati e trend provenienti da aree geografiche diverse del Paese e nel mescolare situazioni in cui esiste un focolaio con situazioni in cui il focolaio non è presente ed in cui sono state prese misure di contenimento diverse in tempi diversi. Il periodo di monitoraggio disponibile per l’indagine epidemiologica è ancora troppo limitato per trarre conclusioni scientificamente solide in relazione ai moltissimi fattori che influenzano il tasso di crescita del contagio.

Il Presidente, il Consiglio Direttivo della IAS e tutti i Soci firmatari sono unanimi nel valutare come parziale e prematura l’affermazione che esista un rapporto diretto tra numero di superamenti dei livelli di soglia del PM e contagi da COVID-19, e nel ritenere che un eventuale effetto dell’inquinamento da PM sul contagio da COVID-19 rimanga – allo stato attuale delle conoscenze – una ipotesi che dovrà essere accuratamente valutata con indagini estese ed approfondite. Nello stesso modo, si ritiene che la proposta di misure restrittive di contenimento dell’inquinamento come mezzo per combattere il contagio sia, allo stato attuale delle conoscenze, ingiustificata, anche se è indubbio che la riduzione delle emissioni antropiche, se mantenuta per lungo periodo, abbia effetti benefici sulla qualità dell’aria e sul clima e quindi sulla salute generale.
 

Entrambi i punti di vista sono autorevoli e mettono in campo tesi che possono essere o non essere condivise: un articolo dell’espresso, ad esempio, avvalora la tesi della correlazione virus – particolato, esplicitando studi antecedenti alla situazione attuale, sull’incremento statistico di polmoniti in aree dove la popolazione è esposta a particolato in eccesso, dello scienziato Eiji Tamagawa; studi sulla SARS del 2003; uno studio di febbraio 2020 dello scienziato Qiang Tan e altri ricercatori cinesi. Tutti questi studi sono concentrati su un incremento di macrofagi (tipologia di cellule del sistema immunitario “innato” presenti nel nostro organismo, definiti “spazzini”) e di un mediatore infiammatorio, l’interluchina 6 (IL6).

La questione della presunta o meno correlazione è un tema di grande attualità, nei giorni scorsi è arrivata anche in parlamento, dove è stato evidenziato che

“La medicina non è una scienza esatta, ma l’integrazione fra statistica ed epidemiologia può portare a orientare scelte organizzative, sanitarie e politiche in generale». Diminuire la pressione ambientale potrebbe essere un aiuto per ridurre il contagio oggi ma soprattutto prevenirne domani: «Molte attività antropiche andranno in futuro urgentemente  riviste per far stare il particolato entro i parametri delle direttive Ue», dice Zolezzi. Dal trasporto (più merci su ferro) all’agrozootecnia, fino al risparmio energetico degli edifici e alla gestione dei rifiuti senza combustioni”.

Nel caso del nostro ambito professionale, dell’innovazione e del miglioramento delle attività quotidiane tramite l’internet of things, mi interrogo se è possibile, con gli strumenti in nostro possesso, provare a fare una previsione sugli aspetti legati alla qualità dell’aria, ad esempio se possiamo prevedere, con i dati dello scorso inverno, quante emissioni di particolato ci saranno nell’inverno successivo, e cercare così di limitarle o di arginarle in qualche modo.
Sono un paio d’anni che la parola Smart City è entrata nel nostro quotidiano, e comprende diversi aspetti di una città interconnessa: sistemi per verificare il traffico veicolare ed evitare code; sistemi per migliorare l’efficienza energetica; sistemi per migliorare la sicurezza urbana; sistemi per verificare la qualità dell’aria e difendere la salute dei cittadini (e via dicendo).

Può quindi, una smart city, permettere di prevenire accadimenti come quelli che stiamo vivendo?

La risposta è sicuramente complessa e abbiamo, a mio parere, poca esperienza al momento per effettuare una valutazione onnicomprensiva, ma la possibilità di verificare in tempo reale dei parametri ambientali (o di sicurezza); la possibilità di accedere allo storico dei dati e di poterli studiare correlati a tutti gli aspetti di una città interconnessa, nel futuro, potrebbe portare a un miglioramento delle previsioni in diversi ambiti, tra cui la qualità dell’aria correlata alla salute umana.

Parleremo dei tanti aspetti collegati alla smart city nell’evento che si terrà il 28 Aprile, per avere maggiori informazioni consulta la pagina dedicata: EVENTO SMART CITY
Altrimenti verifica qual è la migliore soluzione adatta alle tue esigenze, per monitorare la qualità dell’aria indoor e outdoor, visitando la pagina dedicata ai bundle IoT della qualità dell’aria a questo link.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: